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La parabola del “Front man di help desk e call center” e altri orrori

Tanto tanto tempo fa ebbi l’incarico di selezionare un collaboratore. 
Me lo ricordo ancora come se fosse ieri, un ragazzo molto compassato e compreso nel suo ruolo, fasciato in un improbabile gessato con tanto di cravatta regimental, che si presentò come “Front man di help desk e call center.
Immaginatevelo  pronunciato velocemente, come se fosse una parola sola, fa proprio l’effetto della famosa supercazzola; chi ama Monicelli capirà il riferimento cinematografico.


Allora ero molto giovane e ci tenevo molto alla mia formalissima dignità professionale, ovvero non ero sicura del mio ruolo.
Mi vergognai quindi di chiedere, come farei tranquillamente oggi, e sorridendo, cosa sia un “Front man di help desk e call center”.

Annuii, dunque, e cominciai a scrutare il curriculum.
Con un paio di domande sulle mansioni, compresi che trattavasi semplicemente di... centralinista. Spietatamente archiviai. 

Se fosse stato onesto nel linguaggio, ovvero si fosse vergognato meno di definirsi adeguatamente, avrei potuto prenderlo in considerazione.
Quel travestimento verbale mi inasprì, forse ingiustamente considerato il livello della mia ricerca, ma comunque passai ad altri.

Medesima irritazione ancora oggi mi coglie quando incontro chi mastica di marketing e vuole mostrarsi edotto facendo sfoggio di inutili inglesismi. Se budget mi sta bene, perché forecast (previsione), perché customizzare (personalizzare), perché target (obiettivo)?  E potrei andare avanti ore.

Insomma perché infarcire frasi intere di anglicismi o di orribili corruzioni italiano-inglese.
Mi dovete convincere che avete studiato o volete gettare fumo negli occhi perché non lo avete fatto? Oppure è solo sciatteria?

Qualcuno obietterà che sono solo formalismi e che dovrei guardare più alla forma. 

Bene, aiutatemi a cogliere la sostanza, con parole chiare: pane al pane e imbandiamo questa tavola!
Che poi, se è accettabile a livello colloquiale, quando si vedono scritte certe cose sono veramente degli orrendi abomini e certo non servono la nobile causa della reciproca comprensione.
Non sto facendo una petizione a favore della purezza linguistica, ma della chiarezza espressiva e della semplicità, per amore della comunicazione.

Chiara Tonon

Commenti

  1. Questo sì che è parlare chiaro. Non se ne può più di questa consuetudine (perché ormai, a me pare, la maggioranza dei miei interlocutori usa termini inglesi, quando ve ne sono nella nostra lingua, senza dover consultare un dizionario). Purtroppo anche chi scrive le leggi (mi occupo di fisco) ha iniziato ad utilizzare tale metodo. Grazie Chiara.

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  2. Ciao Antonio! Grazie per il commento e la solidarietà! ;-)

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