Chi si ricorda OK il prezzo è giusto?
È una trasmissione che ha fatto storia ma che troppi piccoli e medi imprenditori non hanno mai preso in considerazione per il suo significato più profondo.
Mi spiego meglio… era la dimostrazione pop di come siano le tante sig.ra Maria a fissare il prezzo del detersivo che acquistano, così come sono i tanti o pochi Ing. Rossi che fissano i prezzi dei macchinari per la tornitura del legno o delle gru per l’edilizia.
Per tanta o poca cognizione che abbiano del prodotto e spesso senza alcuna idea di cosa ci stia dietro: costi, operazioni, ecc..
Insomma: è sempre il cliente (inteso come sommatoria di clienti o mercato) che decide, non il costo.
Fanno eccezione le situazioni di monopolio o quasi monopolio, sia statali sia private.
Perciò, se sei un imprenditore e devi decidere che prezzo dare a un tuo nuovo prodotto o devi ritoccare un listino o, semplicemente, vedi che un prodotto, pur valido, non “gira” più bene e hai il dubbio che sia colpa del prezzo: controlla il mercato, confrontati con la concorrenza, verifica a che prezzo i clienti stanno acquistando quello che tu offri o vorresti offrire o i beni sostituti.
Ma i costi? Quello è un aspetto con cui ti confronti internamente.
Ovvero: dato il ricavo che ti aspetti di ottenere vendendo al prezzo che il mercato ti permette di sostenere una quantità X di prodotto, vedrai che costi dovrai sostenere e deciderai se ti conviene o meno produrre e/o commercializzare quel prodotto.
Faccio un esempio, così è più facile:
Voglio vendere 10 scanner 3D con annessa stampante 3D ai centri commerciali del Triveneto per fare le statuine dei loro avventori.
Gli scanner mi costano 20.000 euro l’uno.
Vorrei venderli a 50.000 euro l’uno per sostenere i miei costi generali e guadagnarci a sufficienza.
Sentiti i centri commerciali, riuscirei a venderne 1 al prezzo di 40.000, 2 a 30.000 e 2 a 25.000, mentre gli altri me li noleggerebbero per brevi periodi, oppure non ne vogliono sapere.
Possibili soluzioni:
1) Posso verniciarli di un colore più attraente, aumentare la pubblicità, cambiare la cultura delle masse inducendo un bisogno occulto di statuine in 3D, creare un export verso la Slovenia, promuoverli in fiera, mandare a trattare un agente migliore, creare un depliant con delle belle ragazze, mettere su un sito web, fare un corso superiore di PNL e tornare alla carica…
2) Rivedo il prezzo netto di offerta e creo un business plan alternativo per una quantità di 30 a 30.000 prevedendo oltre alla vendita un contratto di leasing con agevolazioni finanziarie.
Inoltre, comprando un quantitativo maggiore in due o tre tranche, otterrò uno sconto dal produttore e delle dilazioni di pagamento.
3) Lascio perdere e compro una piccola azienda vinicola o apro un bed and breakfast, che tanto funziona sempre...
Voi cosa scegliereste: la 1, la 2 o la 3?
E cosa vedete accadere invece nelle aziende che conoscete?
Chiara Tonon
È una trasmissione che ha fatto storia ma che troppi piccoli e medi imprenditori non hanno mai preso in considerazione per il suo significato più profondo.
Mi spiego meglio… era la dimostrazione pop di come siano le tante sig.ra Maria a fissare il prezzo del detersivo che acquistano, così come sono i tanti o pochi Ing. Rossi che fissano i prezzi dei macchinari per la tornitura del legno o delle gru per l’edilizia.
Per tanta o poca cognizione che abbiano del prodotto e spesso senza alcuna idea di cosa ci stia dietro: costi, operazioni, ecc..
Insomma: è sempre il cliente (inteso come sommatoria di clienti o mercato) che decide, non il costo.
Fanno eccezione le situazioni di monopolio o quasi monopolio, sia statali sia private.
Perciò, se sei un imprenditore e devi decidere che prezzo dare a un tuo nuovo prodotto o devi ritoccare un listino o, semplicemente, vedi che un prodotto, pur valido, non “gira” più bene e hai il dubbio che sia colpa del prezzo: controlla il mercato, confrontati con la concorrenza, verifica a che prezzo i clienti stanno acquistando quello che tu offri o vorresti offrire o i beni sostituti.
Ma i costi? Quello è un aspetto con cui ti confronti internamente.
Ovvero: dato il ricavo che ti aspetti di ottenere vendendo al prezzo che il mercato ti permette di sostenere una quantità X di prodotto, vedrai che costi dovrai sostenere e deciderai se ti conviene o meno produrre e/o commercializzare quel prodotto.
Faccio un esempio, così è più facile:
Voglio vendere 10 scanner 3D con annessa stampante 3D ai centri commerciali del Triveneto per fare le statuine dei loro avventori.
Gli scanner mi costano 20.000 euro l’uno.
Vorrei venderli a 50.000 euro l’uno per sostenere i miei costi generali e guadagnarci a sufficienza.
Sentiti i centri commerciali, riuscirei a venderne 1 al prezzo di 40.000, 2 a 30.000 e 2 a 25.000, mentre gli altri me li noleggerebbero per brevi periodi, oppure non ne vogliono sapere.
Possibili soluzioni:
1) Posso verniciarli di un colore più attraente, aumentare la pubblicità, cambiare la cultura delle masse inducendo un bisogno occulto di statuine in 3D, creare un export verso la Slovenia, promuoverli in fiera, mandare a trattare un agente migliore, creare un depliant con delle belle ragazze, mettere su un sito web, fare un corso superiore di PNL e tornare alla carica…
2) Rivedo il prezzo netto di offerta e creo un business plan alternativo per una quantità di 30 a 30.000 prevedendo oltre alla vendita un contratto di leasing con agevolazioni finanziarie.
Inoltre, comprando un quantitativo maggiore in due o tre tranche, otterrò uno sconto dal produttore e delle dilazioni di pagamento.
3) Lascio perdere e compro una piccola azienda vinicola o apro un bed and breakfast, che tanto funziona sempre...
Voi cosa scegliereste: la 1, la 2 o la 3?
E cosa vedete accadere invece nelle aziende che conoscete?
Chiara Tonon

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