Passa ai contenuti principali

Le promozioni che vendono

In linea di principio, nel medio lungo periodo, è giusto premiare i clienti business che incrementano il fatturato o quelli che – semplicemente - comprano?


Il 110% dei responsabili vendite risponderà sicuramente che è corretto premiare i clienti che concorrono ad aumentare il fatturato, perché non basta comprare. 
A meno che non si tratti di operazione tattiche, di breve/brevissimo periodo, mirate a un lancio di prodotto o a disturbare un concorrente in un ambito specifico.

Qualcuno, più avveduto, disquisirà di redditività, marginalità, crescita di specifici indici… Ma scommetto che solo un manager molto distratto o molto provocatorio o in una situazione di mercato piuttosto difficile sarà disponibile a dichiarare che sia opportuno premiare, sacrificando marginalità, i clienti business che comprano tout-court.

Se però andiamo a esaminare la coerenza tra il dire e il fare… cosa troveremo?

Troveremo che la maggior parte delle aziende, con i suoi manager commerciali e marketing, si comporta in modo antitetico rispetto a quanto dichiara.

Per tradizione, perché nel suo mercato si usa così, perché non crede ci siano mezzi e strumenti per fare qualcosa di diverso...

Ma come diceva una pubblicità di molti anni fa
"E chi sono io, Babbo Natale?!"


Chiunque effettui tagli prezzo e sconti oppure elargisca premi, oggetti in sconto merce o in omaggio su una vendita secca o comunque senza un obiettivo incrementale di periodo, sta “regalando” valore aziendale, senza alcuna reale garanzia di successo.

In questo modo  si vanno a premiare le vendite fisiologiche, o non si sa cosa accada realmente.

Fornire benefit al cliente, specie al cliente professionale, senza sottoscrivere un impegno che tenda al miglioramento del fatturato (almeno proporzionato) può dar luogo a:
  • comportamenti speculativi di breve periodo da parte del cliente che compra solo in promozione
  • mancanza di percezione di qualità e di fidelizzazione
  • meccanismi di “inquinamento del mercato” con guerre di prezzo o di promozione all’ultimo sangue tra concorrenti
  • investimenti aziendali a “fondo perduto” (detto anche volgarmente "soldi buttati")

O no?

E la soluzione quale sarebbe?

In presenza di clienti noti, magari con comportamenti di acquisto ripetuti (o ripetibili), è necessario concordare uno o più obiettivi di periodo e correlare la premialità agli stessi.
Questa è la soluzione al problema di come rendere sicuramente profittevoli le promozioni.



Se poi si vuole sapere come fare, quali meccaniche da adottare, come rendere più efficaci ed efficienti gli investimenti promozionali, come gestire gli obiettivi e quali strumenti utilizzare per coinvolgere rete vendite e clienti… 

Esistono esperti cui rivolgersi (Top Class Promotion).


Questa pagina è troppo breve per entrare oltre nel dettaglio di argomenti delicati e complessi come quello dell’incentivazione profittevole B2B. 
Possiamo però sentirci per approfondire! :-)

Chiara Tonon

Commenti

Post popolari in questo blog

Il comunicato stampa che funziona - in 3 mosse

I giornalisti, specie di settore, sono quotidianamente annoiati e subissati da richieste di marchette. Diciamocelo… La maggior parte delle aziende non invia comunicati stampa , ma pubblicità a mala pena travestite. Poi insiste o tenta di persuadere con moine e regali e inviti o si arrabbia perché non vengono pubblicati, ma sono obiettivamente impubblicabili. Vediamo quindi cosa rende interessante , per il giornalista, per l’editore e, soprattutto, per il lettore un comunicato stampa . 1)    La notizia Siamo sicuri che quello che stiamo scrivendo sia una NOTIZIA? Un nuovo prodotto NON è di per sé una notizia. Lo diventa quando rivoluziona un modo di essere, di vivere, di fare qualcosa per qualcuno. Un nuovo stabilimento NON è una notizia, a meno che non abbia delle ricadute, positive o negative, su una comunità, su un’economia, sull’ambiente, su degli stakeholder di definita importanza. Qualsiasi cosa sembri avere rilevanza solo per l’azienda NON è una noti...

Il Marketing B2B è diverso dal marketing B2C?

Leggo spesso opinioni contrastanti sul marketing B2B (fra imprese) e il marketing B2C (rivolto ai consumatori). C’è chi sostiene che sia una distinzione senza senso, perché si vendono sempre prodotti e/o servizi a persone (siano buyer o utenti finali), in fin dei conti la psicologia rimane quella dell'essere umano. C’è chi elenca differenze irriducibili, perché i buyer sono più razionali mentre il consumatore subisce il richiamo delle emozioni, perchè nel B2C è importante la marca ( e nel B2B, no?!); perché nel B2B ci sono procedure schematiche (ditelo alle PMI) ecc. Affronterei laquestione in modo più sfacettato. È ovvio che le imprese si rapportino tra loro per mezzo di persone (fossero anche avvocati, sempre un cuore e un cervello hanno - perdonate la battuta); non per questo i meccanismi di scelta per un macchinario da 150.000 euro, per un bancale di bottiglie di vino e per la cena di stasera sono gli stessi, anche qualora sia la stessa persona a provve...

Promozioni & Redemption

Le promozioni: croce e delizia degli uomini (e donne) di marketing e di vendita! Una percentuale sempre crescente di vendite, in qualsiasi settore, è effettuata sotto effetto di promozione.  Che riguardino il sell in piuttosto che il sell out, che abbiano come target un partner della catena di distribuzione o il destinatario finale, business o consumer, sta di fatto che sono una chiave fondamentale del successo e dell’insuccesso delle vendite di un’azienda . È possibile prevedere come e quanto funzioneranno? Previsione magari è una parola troppo importante e richiama una capacità di guardare nel futuro con certezza che pochi si sentono di sottoscrivere con il sangue. Diciamo che sarebbe corretto e doveroso, visto che si impiega un budget, scrivere chiaramente quali sono le aspettative di redemption , per potersi confrontare alla fine e capire se la formula abbia funzionato. È utile distinguere, a questo punto, tra promozioni direttamente ...