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Persone Negative sul Lavoro: Esistono? E Come si Gestiscono?



Leggo spesso di Persone Negative o Persone Tossiche in contesti organizzativi: a scuola, sul lavoro, nelle trattative.
Devo dirvi la verità: dividere le persone in negative o positive mi genera sospetto e disagio, come qualsiasi categorizzazione secca, che toglie chance alle persone e limita il nostro sguardo sugli altri.



Le persone possono tenere dei comportamenti più o meno piacevoli e opportuni. Avere atteggiamenti poco condivisibili, sapere fare o meno gioco di squadra. Oppure possono avere dei periodi giù di tono oppure effettivamente possono avere assunto dei modelli di comunicazione interpersonale che creano difficoltà al prossimo (e a loro stessi).

Sta a noi saper gestire le situazioni o eventualmente prendere le distanze e, se siamo bravi, condurre il gioco.

Certo che certe volte non è proprio facile, specie se la persona difficile in questione è quella da cui dipende il nostro reddito: datore di lavoro, capo o cliente importante.
Alcune strategie possono aiutarci.
Essere assertivi: manteniamoci propositivi e rilassati. Manteniamo aperti i canali di comunicazione con le persone problematiche e con gli altri in un confronto continuo e privo di pregiudizi. Da uno scontro non deve nascere una guerra.  E se hanno veramente un brutto carattere e delle difficoltà a rapportarsi con l'universo mondo, il problema è loro, non nostro.
Facciamo quindi il nostro dovere con la massima serenità, rispondiamo positivamente ai loro assalti, dissentiamo senza alzare i toni, prendiamoci le nostre responsabilità e lasciamo a loro quanto spetta a loro. Chiariamo limiti e confini.
Non caschiamo nelle loro trappole, né con l’aggressività né chinando la testa.
Sorridere sempre: non per far rabbia, ma per stemperarla: la loro ed, eventualmente, la nostra. Manteniamo una postura e un respiro aperti. Il corpo influenza la mente (e viceversa). Se il corpo impone relax, la mente a un certo punto segue.
Attività esterne che ci aiutino a comporre il nostro equilibrio saranno di aiuto. Troviamo serenità e soddisfazione altrove, al limite. Il lavoro non è tutto.
Aiutarli? Solo se ci assumono come life-coach: non è opportuno farsi prendere da troppo spirito di solidarietà umana e farsi assorbire dai loro problemi.
Spesso nelle persone problematiche c’è un quantum di compulsione al lamento o di voglia di coinvolgere gli altri nel proprio circolo vizioso.
È piuttosto pericoloso. Non si sa dove si va a finire.
Cosa ne dite? È facile/difficile? Ci riuscite?
Avete altre strategie?
Io confesso che qualche volta non ce la faccio a prendere tutto bene e mi sfogo ammorbando amici e parenti. Mea maxima culpa!
So però che non si dovrebbe fare. Quindi sono già a buon punto… o forse no?

Chiara Tonon

PS. Attenzione! Le persone "negative" per me non sono quelle che dicono di no ai progetti perchè vanno migliorati per i motivi x e y o perchè manca B.
Sono quelle che gettano ostacoli gratuiti sull'altrui cammino, che colpiscono gli altri personalmente, che deprezzano, disprezzano e demoralizzano dicendo che fa tutto schifo, che forse è meglio ripensarci o che non rispondono, che mentono e simulano, che fanno osservazioni maligne su tutti e si lamentano perchè nessuno li apprezza ecc.

Se hai un problema con i "no", forse sei tu sul lato oscuro di questo articolo...

Commenti

  1. Condivido in toto. Aggiungo un mio recente post su Facebook.

    Ce l'ho con i corsi dei finti guri markettari e chi ci crede senza riflettere (e mi ci imbatto sempre) e chi lo fa per moda...e FB è un contenitore pieno, pienissimo, incredibile.
    Faccio altro (e male) di mestiere, ma un po' di interesse alle cose della vita è necessario e dispiace vedere contatti e amici che si imbattono in queste storie o le assorbono...copiare e incollare rende la cosa velocissima e perchè no, creare un dibattito come era il "FB old style".
    Quando si sente parlare di "pensiero positivo", è una cavolata, ma grande, grande, lo dice la psicologia. La psicologia parla di "orientamento positivo" (cosa ben diversa) e fa presente che occorrono e sono necessarie emozioni negative e positive e non sono certo quelli che sbandierano frasi tipo "sii positivo" oppure "elimina le negatività per la tua salute" o "non frequentare chi pensa negativo" o "pubblica i selfie bello contento" . Potremmo fare appelli contrari: "state lontani da chi fa finta di essere positivo", ecc., ecc.
    Le negatività vanno gestite e guidate, ma ci devono essere ambedue altrimenti saremmo senza una delle componenti umane, in pratica "freddi".
    (da prof.universitari Caprara e Alessandri) "In realtà quanto più le persone ritengono di essere in grado di gestire le proprie emozioni negative come paura, colpa, vergogna, tristezza e rabbia tanto più sono capaci di vivere in armonia con se stesse ed instaurare e preservare relazioni costruttive con gli altri. Parimenti quanto più le persone sono in grado di esprimere, condividere, amplificare, generare affetti positivi come quelli della gioia, della sorpresa, della fierezza, dell’estasi, della pace interiore, tanto più sono capaci di offrire e comunicare agli altri sostegno, conforto, sollievo, simpatia, entusiasmo e di trarre dal loro apprezzamento motivi di appagamento, fiducia e serenità (...) Sono infatti evidenti i costi di un livello deficitario di positività. Ma non sono da sottovalutare le conseguenze dovute ad un eccesso di positività (...) Studi recenti hanno trovato una elevata correlazione tra la positività e la tendenza a sovrastimare i risultati delle proprie prestazioni e a sopravvalutare le proprie caratteristiche di personalità. Ciò avvalora l’ipotesi che pone la positività alla base delle illusioni e convinzioni positive che le persone nutrono nei propri confronti, spesso in contrasto coll’esame di realtà"...i problemi ce li hanno sempre chi dice che i problemi li hanno gli altri...ma le cure ci sono... cattivo me

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